Dintorni
Agriturismo: Dintorni
Ceramica: i primi ritrovamenti di oggetti in terracotta risalgono al periodo punico nella zona di S. Andrea, ma i resti più importanti sono quelli riscontrati nella zona Sa Mura. In questa zona alluvionale si evidenziano tracce di costruzioni al cui interno sono stati rinvenuti numerosi reperti ceramici molto utili per la ricostruzione del passato di Assemini.
Tra le tradizioni tramandate dagli antichi contadini, il mestiere del ceramista ricopriva un’importanza assai rilevante: infatti, tutto quello che si poteva realizzare con il tornio “sa roda” e le mani, con il sole ed il fuoco, in particolare “su strexu” (casseruole, scodelle, tegami, brocche, fiaschi, “tuvusu” e altro) resero Assemini un centro ceramico d’eccezione nella Regione. Il luogo tipico di produzione delle ceramiche era il cortile, dove si trovavano il pozzo per l’estrazione dell’argilla, le vasche per la decantazione e la levigazione, il tornio, la tettoia per far essiccare i vasi e il forno a legna in mattoni crudi di forma cilindrica di derivazione orientale. Durante il medioevo, le corporazioni, dette “Gremii”, disciplinarono l’attività creativa e commerciale degli “strexiaus” con statuti e regolamenti, imponendo l’obbligo di non variare le forme e di non modificare i canoni fissati.
Intorno agli anni venti si ebbero alcune trasformazioni nel processo di lavorazione dell’argilla ideate da Efisio Melis, che diedero alla ceramica nuova estetica e utilità . La novità venne subito sfruttata per una produzione su larga scala, così inizia l’attività della Bottega d’arte ceramica di Assemini La terracotta ancora oggi rappresenta la produzione principale dei ceramisti asseminesi. Accanto ai tipici vasi, alle brocche, ai tegami e alle conche, alle giare ed ai piatti decorati con graffiti ad onde e figure geometriche che riportano i motivi della tradizione locale, vi sono le ceramiche smaltate e decorate a mano, con colori e fregi che contraddistinguono gli artigiani gli uni dagli altri, vere produzioni artistiche.
Laguna di Santa Gilla: la laguna di Santa Gilla, che si trova nella zona occidentale di Cagliari, riveste una notevole importanza storica, scientifica e naturalistica. Essa si estende per circa 10 km sino alle foci del Rio Cixerri e del Rio Fluminimannu, che la alimentano.
Nelle acque dello stagno sbarcarono i fenici, nel lontanissimo VIII secolo a.C., e qui nacque il primo insediamento urbano della Carales cartaginese. Durante il periodo giudicale Santa Gilla conobbe la sua massima importanza. La zona lagunare, al riparo dalle terribili incursioni islamiche che imperversavano sulle coste, venne scelta per stabilirvi la capitale del regno giudicale di Cagliari, Santa Igia.
Con l'arrivo dei Pisani, che distrussero la città nel 1258, trasferendo il centro del potere sul colle di Castello di Cagliari. La laguna di Santa Gilla è solo una parte del grande stagno di Cagliari (il più esteso di tutta l'isola) che raggiunge più di 3.000 ettari di superficie. Oltre alla laguna esso comprende le saline di Macchiareddu ed il piccolo stagno di Capoterra.
La laguna ha una notevole importanza faunistica. Vi nidificano rare specie di uccelli acquatici: il cormorano, l'avocetta, il pollo sultano, il cavaliere d'Italia e soprattutto il fenicottero rosa che frequenta anche lo stagno di Molentargius.
Monte Arcosu: con i suoi 3.000 ettari, la riserva naturale del Monte Arcosu è già la più grande oasi italiana, ma potrebbe crescere ulteriormente, in quanto è già stato individuato un altro bosco, per certi aspetti ancora più bello, dietro Monte Lattias, la cima più alta della zona con i suoi 1.086 metri. Sono altri 600 ettari che il Wwf intende acquisire. Una riserva immensa, se si considera che esistono dei parchi nazionali in altre zone europee, come ad esempio in Inghilterra, che non superano i 1.000-1.500 ettari di estensione.
Si trova nella Sardegna sud-occidentale nel territorio di Uta, Assemini e Siliqua.